Comitato per la moratoria sull'aborto - UniCatt

Sull'onda del dibattito scaturito dalla proposta di moratoria internazionale sull'aborto si costituisce il "Comitato per la moratoria sull'aborto dell'Università Cattolica del Sacro Cuore - Sede di Milano". Il nostro comitato intende informare e sensibilizzare la comunità universitaria sul tema dell'aborto al fine di promuovere una riflessione sulla tutela del diritto alla vita sin dal concepimento. L'iniziativa è aperta a tutti coloro che, singoli e/o associazioni, hanno intenzione di impegnarsi a dare il loro contributo per la difesa della cultura della vita

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lunedì, 04 febbraio 2008

NUMERO ABORTI..

Numero degli aborti effettuati presso le pubbliche strutture ospedaliere italiane dal 1978.
fonte: Ministero della Sanità
 

  1978   68.688   1993   148.033
  1979   187.752   1994   138.952
  1980   220.263   1995   139.549
  1981   224.377   1996   140.398
  1982   234.593   1997   140.525
  1983   231.404   1998   138.357
  1984   227.809   1999   139.213
  1985   210.597   2000   135.133
  1986   198.375   2001   132.234
  1987   191.469   2002   134.106
  1988   179.193   2003  

132.795

  1989   191.469   2004   138.123
  1990   179.193   2005  

129.588

  1991   160.532      
  1992   152.424      

TOTALE 4.603.525
 

La stima è per difetto: nel computo non rientrano gli aborti clandestini, che perdurano, e gli aborti tardivi effettuati presso le cliniche private

postato da: comitatounicatt alle ore 20:02 | link | commenti (5)
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martedì, 29 gennaio 2008

testo moratoria



Abortion_by_EN70

clicca sul foglio bianco qui sotto per visualizzare il .pdf del testo:


Moratoria sull'aborto - Lettera all'ONU
postato da: comitatounicatt alle ore 18:47 | link | commenti
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genocidio

Il genocidio censurato
aborto1

di Antonio Socci

E’ quello dell’aborto, che in trent’anni ha fatto oltre un miliardo di vittime, venti volte quelle della Seconda guerra mondiale. Pubblichiamo una parte del primo capitolo del libro di Antonio Socci “Il genocidio censurato”.

[Da "il Foglio", 11 marzo 2006]

Tutta la violenza di un secolo. E’ quanto promette di contabilizzare il titolo di un libro di Marcello Flores che la Feltrinelli ha pubblicato nel 2005. Parla del Novecento appena concluso e somma tutte le vittime delle guerre, dei genocidi, dei totalitarismi, dei fondamentalismi e dei razzismi. Alla fine l’autore calcola che “le persone uccise in atti di violenza di massa siano state tra i cento e i centocinquanta milioni (qualcuno propone addirittura la cifra di duecento)”. Cifre “in ogni caso agghiaccianti” che, osserva Flores, “giustificano il fatto che il XX secolo sia stato considerato uno dei più violenti nella storia dell’umanità”. L’autore poi indica la Seconda guerra mondiale, “con i suoi cinquanta milioni di morti” come “l’evento più violento e distruttivo del XX secolo e forse della storia umana”.
Ma siamo sicuri di questa ricostruzione? A prima vista sembrerebbe obiettiva ed esauriente. Anche dal punto di vista politico, perché Flores somma, giustamente, i crimini commessi dai regimi comunisti e quelli nazifascisti: “I tre quarti almeno delle morti del XX secolo […] sono frutto della violenza di massa dei governi totalitari”.

Nessuno solleva obiezioni di fronte a questo quadro. A tutti sembra attendibile. E già questo dice quale gigantesca rimozione esista tuttora nelle nostre menti, nelle nostre coscienze, nel nostro sistema informativo e culturale, in tutta la nostra civiltà. Nessuno infatti penserebbe che da questo spaventoso computo sia rimasta fuori la più immane delle stragi, quella che da sola totalizza un numero di vittime enormemente superiore alla somma delle altre.
E non perché nessuno sia a conoscenza di tale “fatto”: anzi, tutti lo conoscono, è una soppressione di vite umane addirittura autorizzata e finanziata dagli stati. Ma questo fenomeno – nonostante le sue colossali dimensioni, il più vasto olocausto della storia umana – è totalmente e sistematicamente rimosso da tutta la società contemporanea: un miliardo di vittime. Ripeto: un miliardo di vite umane soppresse. Parlo dell’aborto.

Come si arriva a un computo così inaudito?
Sono certo che il lettore sospetterà trattarsi di un’esagerazione, di una cifra a effetto.
Non è così.
Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (dati del 1997) ogni anno sarebbero praticati 53 milioni di aborti, ovvero abbiamo annualmente un numero di vittime innocenti pari a quelle provocate dall’intera Seconda guerra mondiale (1939- 1945) che è considerata “l’evento più distruttivo della storia umana”. Da quanti anni si verifica questa ecatombe? Se si ricorda che da più di trent’anni l’aborto è stato introdotto nei paesi democratici, e molto prima è stato legalizzato dall’Unione Sovietica, dalla Germania nazista e poi dagli altri paesi dell’Est – cosa che dimostra come l’aborto sia uno dei frutti avvelenati delle ideologie totalitarie del Novecento – si supera facilmente il miliardo di vittime. […] Più di un miliardo di esseri umani indifesi soppressi è una tragedia umanitaria, storica, morale, sociale di cui stentiamo perfino a renderci conto, tanto siamo immersi nella rimozione collettiva. Sembrano davvero scritte per noi – come notò Luigi Lombardi Vallauri – le parole del “Temps retrouvé” di Marcel Proust: “Da tempo non si rendevano più conto di ciò che poteva avere di morale o di immorale la vita che conducevano, perché era quella del loro ambiente. La nostra epoca senza dubbio, per chi ne leggerà la storia tra duemila anni, sembrerà immergere certe coscienze tenere e pure in un ambiente vitale che apparirà allora come mostruosamente pernicioso e dove esse si trovavano a loro agio”.

E’ ciò che fa del nostro un tempo assolutamente tragico.
Si dirà che l’aborto era praticato anche nei secoli precedenti. Sì, ma non in dimensioni così gigantesche. Inoltre erano perpetrate anche altre crudeli pratiche (guerre, stupri, infanticidi, massacri di civili, sacrifici umani, schiavismo), ma a nessuno è venuto in mente di legalizzare quelle pratiche e renderle assistite e pagate dagli stati, così moltiplicando oltretutto il numero delle vittime mentre si sono moltiplicate al contempo le “armi” farmaco-tecnologiche di distruzione legale della vita innocente. Il fatto nuovo, l’assoluta novità storica, colta bene da Luigi Lombardi Vallauri, è questa: se la pratica dell’aborto è da tempo diffusa, l’abortismo come teoria, come ideologia, “sembra essere un fatto circoscritto alla civiltà occidentale moderna”.
Insomma è accaduto qualcosa di inedito e orribile, la nostra generazione credeva di essersi liberata dalle vecchie ideologie e senza accorgersene si è trovata immersa in una nuova (e ancor più mortifera) ideologia. Infatti l’aborto, nel XX secolo, è diventato addirittura un “diritto” rivendicato politicamente, giustificato filosoficamente e codificato nelle leggi. Questa è la novità, l’enorme e inquietante novità. Non volersene rendere conto significa non voler vedere. Perché c’è un’immane differenza fra il fenomeno individuale e nascosto dell’aborto dei tempi passati e l’organizzazione seriale da parte degli stati della soppressione di centinaia di milioni di vite umane innocenti con potenti strutture tecnologiche e un apparato ideologico e mediatico che pretende di rivendicare quello sterminio addirittura come uno dei fondamentali “diritti dell’uomo”.
Una cosa simile non si era mai vista prima.
Del resto non solo l’aborto è, oggi, un “diritto” garantito dalle leggi, ma in certi paesi è addirittura obbligatorio. Per legge.
In Cina dai primi anni Ottanta è entrato in vigore il programma di controllo delle nascite che impone il limite di un solo figlio per famiglia. “Chi viola queste regole” scrive Bernardo Cervellera “rischia multe salatissime, aborto forzato, infanticidio, distruzione della casa o requisizione dei beni”.

Gli effetti sono stati giganteschi: “Lo Stato si vanta dei successi raggiunti: 300 milioni di nascite in meno in 21 anni”. Trecento milioni. E quando improvvisamente un bambino “non permesso” riesce a scampare all’aborto e a nascere, le contromisure sono quelle raccontate dal Times di Londra il 24 agosto 2000. Un flash di vita cinese a Caidian (Hubei): “Alla donna ancora incinta, di nome Liu, gli impiegati dell’Ufficio per il controllo della popolazione avevano intimato di abortire. La donna aveva già violato altre volte la politica del figlio unico (era incinta per la quarta volta). I medici della clinica a cui la donna era stata costretta a ricorrere hanno iniettato una soluzione salina nel feto per distruggere il sistema nervoso del nascituro. Ma il bambino è nato sano. I funzionari governativi hanno ordinato al padre di ucciderlo, ma questi si è rifiutato. Essi hanno atteso il ritorno a casa della famiglia e, preso il piccolo, lo hanno affogato”.

Che atteggiamento hanno assunto le Nazioni Unite e la loro agenzia per la questione demografica, l’ Unfpa (United Nations Fund for Population Activities) di fronte alla ferocia di questo genocidio?
Se i fatti (e soprattutto i misfatti) cinesi erano tristemente noti, “meno noto” osserva Eugenia Roccella “è quanto l’Unfpa sia stata complice di questa spaventosa politica demografica. Nel 1978 l’agenzia delle Nazioni Unite aveva firmato un memorandum d’intesa con la Cina. Una firma di questo tipo implica la condivisione di obiettivi di fondo e il convolgimento in forme di cooperazione. L’Unfpa ha infatti fortemente contribuito a finanziare la politica coercitiva cinese, le ha garantito supporti tecnici e ha collaborato fornendo le proprie competenze, per esempio nell’organizzazione e nell’analisi dei dati. Ma, peggio di tutto, non ha mai denunciato i responsabili di questa gigantesca violazione dei diritti umani, anzi li ha coperti fin quando è stato possibile”.

Le dichiarazioni – addirittura di elogio – che sono state fatte da certe autorità internazionali in proposito sono agghiaccianti. E “bisogna anche ammettere” aggiunge la Roccella “che tutto ciò è avvenuto con la confortante complicità dell’Onu, che nel 1983 decide di assegnare il premio per la popolazione a Qian Xinzhong, ministro per la Pianificazione familiare. Il segretario dell’Onu, Perez de Cuellar, alla consegna del premio esprime il suo apprezzamento per la capacità dimostrata dai cinesi di organizzare politiche di controllo della fertilità “su larga scala”. E bisogna anche registrare l’appoggio di alcuni ambientalisti, per esempio David Bellamy che nell’introduzione a “The Gaia’s Atlas of Planet management”, scrive che i cinesi “sono consapevoli dei limiti del loro ambiente e hanno usato tale consapevolezza per pianificare una misura sostenibile della popolazione”. Oppure del Wwf che ritiene la Cina un esempio per la capacità di “persuasione” nel “cambiare l’atteggiamento verso la gravidanza”.  [...]



postato da: comitatounicatt alle ore 18:44 | link | commenti
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articolo

 

Ferrara: fate l'amore, non l'aborto

 

Panorama, 4 gennaio 2008

Quarant’anni dopo il 1968, anno d’avvio della postmodernità all’insegna del “fate l’amore, non la guerra”, non si è capito bene che la rivolta morale contro il delitto dell’aborto di massa, sempre più spesso selettivo ed eugenetico, è una cosa nuova, non la riproposizione delle vecchie, eroiche ma sconfitte battaglie antiabortiste.
La moratoria dell’aborto su scala mondiale, parallela a quella realizzata per la pena di morte legale, è innanzitutto un problema della coscienza laica, della cultura laica. È un affare che riguarda tutti noi. È un problema che si propone in relazione a fatti nuovi: noi vediamo nel seno delle gestanti quel che non vedevamo prima, che non esistono feti ma bambini. Che questi bambini sentono, soffrono, gioiscono, reagiscono a stimoli come la musica e altri vari. Che in molti casi, come ha ricordato l’intellettuale laico Camillo Ruini, il cardinale che ha portato la Chiesa fuori da una obiezione di puro principio alla legge 194 di tutela della maternità e tutela delle donne dall’aborto clandestino, il bambino è non solo vivo e unico e irripetibile, ciò che accade fin dallo stato embrionale, ma anche autonomo e capace di cavarsela da solo, se non intervenisse la sua soppressione volontaria.
Ma non c’è solo questo, che è moltissimo. C’è anche il fatto nudo e crudo di come si trova il mondo a quarant’anni da quell’anno fatale in cui un’enciclica del Papa Paolo VI, la Humanae vitae, fece scandalo anche e soprattutto nella cattolicità ottimista e modernizzatrice emersa nel dopo Concilio Vaticano II. Per alcuni aspetti si trova meglio, perché l’estrema solitudine e il pregiudizio colpevolista verso la coscienza della donna in maternità, che non ce la fa, si è sostanzialmente dissolto. Ma per altri versi, e sono altrettanto se non più decisivi, si trova peggio. Nel senso che l’aborto di massa si è trasformato in genocidio, visto che il numero degli asportati chirurgicamente (o avvelenati ed espulsi dalla Ru486) si aggira intorno alla cifra mostruosa di 1 miliardo di aborti, e si è collegato sempre di più, non solo in relazione alle tecniche di procreazione artificiale e alle analisi che consentono l’aborto selettivo, a una deriva eugenetica.
Specie in Asia, ma non solo lì, l’esclusione sessista e razzista di molte decine di milioni di bambine dalla libertà di nascere è una pratica che ha ormai le caratteristiche di governo demoscopico centralizzato del nostro futuro biologico ed etico da parte di politiche pubbliche degli stati e dei governi.
Nel frattempo però la coscienza culturale di quel che siamo non è rimasta ferma. Il dubbio laico su questa strana razionalizzazione della storia, per cui dobbiamo essere ciò che siamo diventati, ovvero la fine di ogni eticità nell’agire umano, si è fatto strada. Ci sono stati due papi come Giovanni Paolo II e Benedetto XVI che hanno testimoniato in questo senso con notevole efficacia intellettuale, non solo confessionale. Nell’ultima enciclica sulla speranza Benedetto critica Francesco Bacone come araldo della modernità utilitaristica, in cui l’uomo diventa una particella della natura e una cosa, non più un soggetto con la specifica dignità della persona. E nonostante Bacone sia difeso in modo peloso dagli estremisti dell’ateismo di stato, i vari Odifreddi e Flores d’Arcais, non c’è intellettuale o studioso serio il quale negherebbe che Bacone ha teorizzato il fatto che la distinzione tra bene e male non è più un problema dell’umanità, e che l’idea di uomo è stata propriamente abrogata dal progresso scientifico.
Anche grandi intellettuali italiani come Norberto Bobbio e Pier Paolo Pasolini, per non parlare di una eccellente letteratura internazionale favorevole al ripristino della libertà di nascere, la pensavano precisamente così. E allora? La vogliamo fare questa moratoria in nome dei diritti umani e dell’amore e della vita?
Vogliamo metterci al bavero il bottone giallo con su scritto: Fate l’amore, non l’aborto?

 

postato da: comitatounicatt alle ore 14:40 | link | commenti
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sabato, 26 gennaio 2008

musica sull'aborto

Con questo post vi propongo due canzoni che condannano l'aborto che sono tanto censurate quanto commuoventi. La prima è "Aborto" di Massimo Morsello, la seconda è "Lettera ad un bambino buttato via" degli Amici del Vento:

___

"Aborto" di Massimo Morsello

testo:

Racconta pure, del momento in cui lo hai saputo
delle volte che lo hai voluto e del pericolo sventato
e della fame, della fame che gli hai risparmiato
della bocca che non s'è sporcato,
con il cono di un gelato
e quel dottore senza dolore,
mani di velluto.

Racconta pure di quella voglia di tornare indietro
di quelle reti da pescatore
che lasciavano nel mare.
La tua mano stretta forte,
la tua trappola in discesa
il tuo angelo di morte
suggerisce la tua resa
a guardarti dentro gli occhi sembri un sogno quasi fatto male
ma la mano che ti sveglia questa notte non è mano d'amore
è solo un ago che t'entra
a stimolarti il dolore,
ma all'angolo della strada appoggiato al futuro
non ci sarà nessuno
che chiede un giro in bicicletta o a soffrire come un bambino
e alla vita, alla morte e alla strada
lui non ci penserebbe ancora
a quante stanze ha la tua casa e a quanto guadagni l'ora
a quanto è stupido il sorriso della gente che ora ti consola.

Io ti racconto del mondo che non ho conosciuto
della vita che non ho vissuto
e delle cose che non ho saputo.
Di quelle navi,
di quelle storie da marinai
di quelle strade e di quei via vai
di quei buongiorno e di quei come stai
di questo buio senza colore di questi occhi miei.
Del mio rischio di un piede in fallo
sbagliare e rifarlo ancora
di soffrire quando ci s'innamora
e di tremare quando c'ho paura
e della fame della fame che non ci spaventa
della musica che ci addormenta
e del freddo che ci ammala
e del rifugio che ci accoglie la notte sotto le lenzuola.
Questa scelta che ti arma la mano e che ti accende la luce
ti fa donna moderna,
ti fa donna che piace
ma all'angolo della sera, stanotte c'è un gatto sopra il tetto
lui ne ha viste di strade e di gente passare sotto
e della vita, della morte e del vento
lui non si chiede niente
guarda il cielo e verso le stelle che si sono spente
guarda il mondo e cerca la musica ma non la sente.

 

"Lettera ad un bambino buttato via" degli Amici del Vento

testo:

Ciao bambino, piccolo uomo forse no, sei solo poche poche cellule
non sei bello in quel sacco d'immondizie ma che vuoi, c'è la crisi degli alloggi.

Bambolotto, sei già rotto chi ha giocato col tuo seme s'è stufato non è il caso ha detto di metterti al mondo il partito ha detto no, mi spiace tanto
Occhi azzurri, manine fredde ti sei fatto due mesetti in questo mondo
era caldo il ventre dolce della mamma fuori è freddo, ma che vuoi manca il petrolio
Non lo sai, ma tu sei già importante per ucciderti si son messi d'accordo
i partiti i sindacati e quella donna ti va bene non dovrai chiamarla mamma.

Ciao bambino, piccolo uomo non saranno tue le gioie ed i dolori
non vedrai tramonti ed albe e giorni uguali non sciopererai con i parastatali. Non vedrai bandiere tinte col tuo sangue non dovrai dire di si a chi ti mente
non dovrai raccoglier firme per l'aborto non dovrai portare fiori a chi è già morto.
Poche cellule ma occhi troppo blu scusa se ti lascio adesso torno giù
Ciao amico non rimpiango la tua sorte: sei riuscito a restar puro sino alla morte!

___

A voi le riflessioni.

Giaco

postato da: comitatounicatt alle ore 18:03 | link | commenti (1)
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primo post

Con questo primo post inizia l'attività del blog del comitato pro moratoria sull'aborto dell'Università Cattolica.

Auspico che attraverso una grande partecipazione a queste pagine possa nascere, anche per mezzo di un semplice sito web, un intenso rapporto di collaborazione tra tutti coloro che condividono la nostra battaglia in difesa della tutela della vita nascente.

Foto, articoli, pubblicazioni, riflessioni, proposte devono essere alla base dell'attività del blog, non penso che questo strumento possa ridursi ad essere una mera "vetrina" mediatica delle nostre attività, ritengo al contrario che debba condensare ed espandere ciò che oguno di noi ha intenzione di portare con se' per condurre questa avventura comune.

Vi chiedo, in conclusione, di dare massima diffusione all'indirizzo del blog ( http://moratoriaunicatt.splinder.com/ ) e di impegnarvi affinchè chiunque sia interessato alle nostre iniziative possa trovare in queste pagine un interessante spazio d'incontro.

A presto!

Andrea Giacobazzi

P.S. D'ora in poi mi firmerò "Giaco".

 

postato da: comitatounicatt alle ore 15:12 | link | commenti (2)
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