Numero degli aborti effettuati presso le pubbliche strutture ospedaliere italiane dal 1978.
fonte: Ministero della Sanità
| 1978 | 68.688 | 1993 | 148.033 | ||||
| 1979 | 187.752 | 1994 | 138.952 | ||||
| 1980 | 220.263 | 1995 | 139.549 | ||||
| 1981 | 224.377 | 1996 | 140.398 | ||||
| 1982 | 234.593 | 1997 | 140.525 | ||||
| 1983 | 231.404 | 1998 | 138.357 | ||||
| 1984 | 227.809 | 1999 | 139.213 | ||||
| 1985 | 210.597 | 2000 | 135.133 | ||||
| 1986 | 198.375 | 2001 | 132.234 | ||||
| 1987 | 191.469 | 2002 | 134.106 | ||||
| 1988 | 179.193 | 2003 |
132.795 |
||||
| 1989 | 191.469 | 2004 | 138.123 | ||||
| 1990 | 179.193 | 2005 |
129.588 |
||||
| 1991 | 160.532 | ||||||
| 1992 | 152.424 |
TOTALE 4.603.525
La stima è per difetto: nel computo non rientrano gli aborti clandestini, che perdurano, e gli aborti tardivi effettuati presso le cliniche private

Ferrara: fate l'amore, non l'aborto

Panorama, 4 gennaio 2008
Quarant’anni dopo il 1968, anno d’avvio della postmodernità all’insegna del “fate l’amore, non la guerra”, non si è capito bene che la rivolta morale contro il delitto dell’aborto di massa, sempre più spesso selettivo ed eugenetico, è una cosa nuova, non la riproposizione delle vecchie, eroiche ma sconfitte battaglie antiabortiste.
La moratoria dell’aborto su scala mondiale, parallela a quella realizzata per la pena di morte legale, è innanzitutto un problema della coscienza laica, della cultura laica. È un affare che riguarda tutti noi. È un problema che si propone in relazione a fatti nuovi: noi vediamo nel seno delle gestanti quel che non vedevamo prima, che non esistono feti ma bambini. Che questi bambini sentono, soffrono, gioiscono, reagiscono a stimoli come la musica e altri vari. Che in molti casi, come ha ricordato l’intellettuale laico Camillo Ruini, il cardinale che ha portato la Chiesa fuori da una obiezione di puro principio alla legge 194 di tutela della maternità e tutela delle donne dall’aborto clandestino, il bambino è non solo vivo e unico e irripetibile, ciò che accade fin dallo stato embrionale, ma anche autonomo e capace di cavarsela da solo, se non intervenisse la sua soppressione volontaria.
Ma non c’è solo questo, che è moltissimo. C’è anche il fatto nudo e crudo di come si trova il mondo a quarant’anni da quell’anno fatale in cui un’enciclica del Papa Paolo VI, la Humanae vitae, fece scandalo anche e soprattutto nella cattolicità ottimista e modernizzatrice emersa nel dopo Concilio Vaticano II. Per alcuni aspetti si trova meglio, perché l’estrema solitudine e il pregiudizio colpevolista verso la coscienza della donna in maternità, che non ce la fa, si è sostanzialmente dissolto. Ma per altri versi, e sono altrettanto se non più decisivi, si trova peggio. Nel senso che l’aborto di massa si è trasformato in genocidio, visto che il numero degli asportati chirurgicamente (o avvelenati ed espulsi dalla Ru486) si aggira intorno alla cifra mostruosa di 1 miliardo di aborti, e si è collegato sempre di più, non solo in relazione alle tecniche di procreazione artificiale e alle analisi che consentono l’aborto selettivo, a una deriva eugenetica.
Specie in Asia, ma non solo lì, l’esclusione sessista e razzista di molte decine di milioni di bambine dalla libertà di nascere è una pratica che ha ormai le caratteristiche di governo demoscopico centralizzato del nostro futuro biologico ed etico da parte di politiche pubbliche degli stati e dei governi.
Nel frattempo però la coscienza culturale di quel che siamo non è rimasta ferma. Il dubbio laico su questa strana razionalizzazione della storia, per cui dobbiamo essere ciò che siamo diventati, ovvero la fine di ogni eticità nell’agire umano, si è fatto strada. Ci sono stati due papi come Giovanni Paolo II e Benedetto XVI che hanno testimoniato in questo senso con notevole efficacia intellettuale, non solo confessionale. Nell’ultima enciclica sulla speranza Benedetto critica Francesco Bacone come araldo della modernità utilitaristica, in cui l’uomo diventa una particella della natura e una cosa, non più un soggetto con la specifica dignità della persona. E nonostante Bacone sia difeso in modo peloso dagli estremisti dell’ateismo di stato, i vari Odifreddi e Flores d’Arcais, non c’è intellettuale o studioso serio il quale negherebbe che Bacone ha teorizzato il fatto che la distinzione tra bene e male non è più un problema dell’umanità, e che l’idea di uomo è stata propriamente abrogata dal progresso scientifico.
Anche grandi intellettuali italiani come Norberto Bobbio e Pier Paolo Pasolini, per non parlare di una eccellente letteratura internazionale favorevole al ripristino della libertà di nascere, la pensavano precisamente così. E allora? La vogliamo fare questa moratoria in nome dei diritti umani e dell’amore e della vita?
Vogliamo metterci al bavero il bottone giallo con su scritto: Fate l’amore, non l’aborto?
Con questo post vi propongo due canzoni che condannano l'aborto che sono tanto censurate quanto commuoventi. La prima è "Aborto" di Massimo Morsello, la seconda è "Lettera ad un bambino buttato via" degli Amici del Vento:
___
"Aborto" di Massimo Morsello
testo:
Racconta pure, del momento in cui lo hai saputo
delle volte che lo hai voluto e del pericolo sventato
e della fame, della fame che gli hai risparmiato
della bocca che non s'è sporcato,
con il cono di un gelato
e quel dottore senza dolore,
mani di velluto.
Racconta pure di quella voglia di tornare indietro
di quelle reti da pescatore
che lasciavano nel mare.
La tua mano stretta forte,
la tua trappola in discesa
il tuo angelo di morte
suggerisce la tua resa
a guardarti dentro gli occhi sembri un sogno quasi fatto male
ma la mano che ti sveglia questa notte non è mano d'amore
è solo un ago che t'entra
a stimolarti il dolore,
ma all'angolo della strada appoggiato al futuro
non ci sarà nessuno
che chiede un giro in bicicletta o a soffrire come un bambino
e alla vita, alla morte e alla strada
lui non ci penserebbe ancora
a quante stanze ha la tua casa e a quanto guadagni l'ora
a quanto è stupido il sorriso della gente che ora ti consola.
Io ti racconto del mondo che non ho conosciuto
della vita che non ho vissuto
e delle cose che non ho saputo.
Di quelle navi,
di quelle storie da marinai
di quelle strade e di quei via vai
di quei buongiorno e di quei come stai
di questo buio senza colore di questi occhi miei.
Del mio rischio di un piede in fallo
sbagliare e rifarlo ancora
di soffrire quando ci s'innamora
e di tremare quando c'ho paura
e della fame della fame che non ci spaventa
della musica che ci addormenta
e del freddo che ci ammala
e del rifugio che ci accoglie la notte sotto le lenzuola.
Questa scelta che ti arma la mano e che ti accende la luce
ti fa donna moderna,
ti fa donna che piace
ma all'angolo della sera, stanotte c'è un gatto sopra il tetto
lui ne ha viste di strade e di gente passare sotto
e della vita, della morte e del vento
lui non si chiede niente
guarda il cielo e verso le stelle che si sono spente
guarda il mondo e cerca la musica ma non la sente.
"Lettera ad un bambino buttato via" degli Amici del Vento
testo:
Ciao bambino, piccolo uomo forse no, sei solo poche poche cellule
non sei bello in quel sacco d'immondizie ma che vuoi, c'è la crisi degli alloggi.
Bambolotto, sei già rotto chi ha giocato col tuo seme s'è stufato non è il caso ha detto di metterti al mondo il partito ha detto no, mi spiace tanto
Occhi azzurri, manine fredde ti sei fatto due mesetti in questo mondo
era caldo il ventre dolce della mamma fuori è freddo, ma che vuoi manca il petrolio
Non lo sai, ma tu sei già importante per ucciderti si son messi d'accordo
i partiti i sindacati e quella donna ti va bene non dovrai chiamarla mamma.
Ciao bambino, piccolo uomo non saranno tue le gioie ed i dolori
non vedrai tramonti ed albe e giorni uguali non sciopererai con i parastatali. Non vedrai bandiere tinte col tuo sangue non dovrai dire di si a chi ti mente
non dovrai raccoglier firme per l'aborto non dovrai portare fiori a chi è già morto.
Poche cellule ma occhi troppo blu scusa se ti lascio adesso torno giù
Ciao amico non rimpiango la tua sorte: sei riuscito a restar puro sino alla morte!
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A voi le riflessioni.
Giaco
Con questo primo post inizia l'attività del blog del comitato pro moratoria sull'aborto dell'Università Cattolica.
Auspico che attraverso una grande partecipazione a queste pagine possa nascere, anche per mezzo di un semplice sito web, un intenso rapporto di collaborazione tra tutti coloro che condividono la nostra battaglia in difesa della tutela della vita nascente.
Foto, articoli, pubblicazioni, riflessioni, proposte devono essere alla base dell'attività del blog, non penso che questo strumento possa ridursi ad essere una mera "vetrina" mediatica delle nostre attività, ritengo al contrario che debba condensare ed espandere ciò che oguno di noi ha intenzione di portare con se' per condurre questa avventura comune.
Vi chiedo, in conclusione, di dare massima diffusione all'indirizzo del blog ( http://moratoriaunicatt.splinder.com/ ) e di impegnarvi affinchè chiunque sia interessato alle nostre iniziative possa trovare in queste pagine un interessante spazio d'incontro.
A presto!
Andrea Giacobazzi
P.S. D'ora in poi mi firmerò "Giaco".