Comitato per la moratoria sull'aborto - UniCatt

Sull'onda del dibattito scaturito dalla proposta di moratoria internazionale sull'aborto si costituisce il "Comitato per la moratoria sull'aborto dell'Università Cattolica del Sacro Cuore - Sede di Milano". Il nostro comitato intende informare e sensibilizzare la comunità universitaria sul tema dell'aborto al fine di promuovere una riflessione sulla tutela del diritto alla vita sin dal concepimento. L'iniziativa è aperta a tutti coloro che, singoli e/o associazioni, hanno intenzione di impegnarsi a dare il loro contributo per la difesa della cultura della vita

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martedì, 29 gennaio 2008

articolo

 

Ferrara: fate l'amore, non l'aborto

 

Panorama, 4 gennaio 2008

Quarant’anni dopo il 1968, anno d’avvio della postmodernità all’insegna del “fate l’amore, non la guerra”, non si è capito bene che la rivolta morale contro il delitto dell’aborto di massa, sempre più spesso selettivo ed eugenetico, è una cosa nuova, non la riproposizione delle vecchie, eroiche ma sconfitte battaglie antiabortiste.
La moratoria dell’aborto su scala mondiale, parallela a quella realizzata per la pena di morte legale, è innanzitutto un problema della coscienza laica, della cultura laica. È un affare che riguarda tutti noi. È un problema che si propone in relazione a fatti nuovi: noi vediamo nel seno delle gestanti quel che non vedevamo prima, che non esistono feti ma bambini. Che questi bambini sentono, soffrono, gioiscono, reagiscono a stimoli come la musica e altri vari. Che in molti casi, come ha ricordato l’intellettuale laico Camillo Ruini, il cardinale che ha portato la Chiesa fuori da una obiezione di puro principio alla legge 194 di tutela della maternità e tutela delle donne dall’aborto clandestino, il bambino è non solo vivo e unico e irripetibile, ciò che accade fin dallo stato embrionale, ma anche autonomo e capace di cavarsela da solo, se non intervenisse la sua soppressione volontaria.
Ma non c’è solo questo, che è moltissimo. C’è anche il fatto nudo e crudo di come si trova il mondo a quarant’anni da quell’anno fatale in cui un’enciclica del Papa Paolo VI, la Humanae vitae, fece scandalo anche e soprattutto nella cattolicità ottimista e modernizzatrice emersa nel dopo Concilio Vaticano II. Per alcuni aspetti si trova meglio, perché l’estrema solitudine e il pregiudizio colpevolista verso la coscienza della donna in maternità, che non ce la fa, si è sostanzialmente dissolto. Ma per altri versi, e sono altrettanto se non più decisivi, si trova peggio. Nel senso che l’aborto di massa si è trasformato in genocidio, visto che il numero degli asportati chirurgicamente (o avvelenati ed espulsi dalla Ru486) si aggira intorno alla cifra mostruosa di 1 miliardo di aborti, e si è collegato sempre di più, non solo in relazione alle tecniche di procreazione artificiale e alle analisi che consentono l’aborto selettivo, a una deriva eugenetica.
Specie in Asia, ma non solo lì, l’esclusione sessista e razzista di molte decine di milioni di bambine dalla libertà di nascere è una pratica che ha ormai le caratteristiche di governo demoscopico centralizzato del nostro futuro biologico ed etico da parte di politiche pubbliche degli stati e dei governi.
Nel frattempo però la coscienza culturale di quel che siamo non è rimasta ferma. Il dubbio laico su questa strana razionalizzazione della storia, per cui dobbiamo essere ciò che siamo diventati, ovvero la fine di ogni eticità nell’agire umano, si è fatto strada. Ci sono stati due papi come Giovanni Paolo II e Benedetto XVI che hanno testimoniato in questo senso con notevole efficacia intellettuale, non solo confessionale. Nell’ultima enciclica sulla speranza Benedetto critica Francesco Bacone come araldo della modernità utilitaristica, in cui l’uomo diventa una particella della natura e una cosa, non più un soggetto con la specifica dignità della persona. E nonostante Bacone sia difeso in modo peloso dagli estremisti dell’ateismo di stato, i vari Odifreddi e Flores d’Arcais, non c’è intellettuale o studioso serio il quale negherebbe che Bacone ha teorizzato il fatto che la distinzione tra bene e male non è più un problema dell’umanità, e che l’idea di uomo è stata propriamente abrogata dal progresso scientifico.
Anche grandi intellettuali italiani come Norberto Bobbio e Pier Paolo Pasolini, per non parlare di una eccellente letteratura internazionale favorevole al ripristino della libertà di nascere, la pensavano precisamente così. E allora? La vogliamo fare questa moratoria in nome dei diritti umani e dell’amore e della vita?
Vogliamo metterci al bavero il bottone giallo con su scritto: Fate l’amore, non l’aborto?

 

postato da: comitatounicatt alle ore 14:40 | link | commenti
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